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"Tu ora conosci le arti della lotta, Elektra, ma non hai la pace... C'è un luogo, dove uomini che sono più che uomini riposano e studiano... Dove guerrieri di un nobile ordine hanno raggiunto la totale pace dello spirito. Ma non lo troverai, a meno che tu non vaghi senza meta, senza speranza.. Finchè involontariamente non vi perverrai..." ". .E scalerai un muro che non può essere scalato"

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venerdì, 28 ottobre 2005

IMMAGINA DI ESSERE UNA DONNA

SU SEGNALAZIONE (MOLTO GRADITA) DELL'AMICO BISQUI!!! Immagina di essere una donna. Quando nasce tuo fratello, le persone dicono: "E' nato un bambino grazie a Dio!". Quando nasci tu, invece, esclamano: "E' una femmina, ma se questa è la volontà di Dio...". Ti chiamano "bambina" - usando una forma di diminutivo - e sei la benvenuta al mondo se sei la prima o la seconda, l'importante è che poi non ci siano più figlie femmine, perché ciò non sarebbe auspicabile per la madre. Mentre i tuoi fratelli sono sempre bene accetti: più sono e meglio è. > Immagina di essere una donna. Hai sempre bisogno del consenso del tutore e questo non soltanto per sposarti, come preteso dai giudici della materia islamica, ma per ogni aspetto della vita quotidiana. Non puoi studiare se non con il consenso del guardiano, anche se sei una dottoranda. Non puoi ottenere un impiego e nemmeno guadagnarti da vivere senza il suo permesso. Nonostante tutto ciò, c'è ancora chi non si vergogna di affermare che la donna deve ricevere il benestare per poter lavorare anche nel settore privato. > Immagina di essere una donna. Il guardiano che ti accompagna in ogni luogo è tuo figlio che ha raggiunto i quindici anni o un tuo fratello, che si accarezza la barba prima di darti il permesso e dice: "Che ne dite, uomini, dovrei acconsentire?". A volte chiede una ricompensa in cambio, ma sia mai! Tuo fratello si rifiuta di prendere dei contanti, perché il suo orgoglio e il rispetto per se stesso gli vieta di prendere soldi da una donna. Per questo preferisce ricevere ricompense sotto forma di macchina, frigorifero o di un'assicurazione a rate, fino a quando Allah lo toglierà fuori dalle restrizioni economiche. > Immagina di essere una donna. Se subisci un assalto personale, percosse o sei vittima di un omicidio, quando i giornali pubblicheranno la tua foto assieme a quella dei colpevoli con la descrizione del reato, ci sarà ancora chi si chiederà se la vittima portava o meno il velo. Se lo indossava allora domanderanno: "Ma chi l'ha fatta uscire di casa a quell'ora?". E se invece è stato tuo marito a romperti le costole, allora esclameranno: "Avrà avuto un buon motivo per farlo!" > Immagina di essere una donna. Tuo marito ti ha rotto il naso, o un braccio, o una gamba e vai dal Qadi (giudice, ndr) a lamentarti. Lui ti chiederà dell'accaduto e gli risponderai: "Mi picchia". Allora il giudice ti dirà con un tono di disapprovazione: "Tutto qui?!". Le percosse sono pertanto considerate una realtà che vivono tutti i coniugi e gli amanti: "Picchiare l'amata è come mangiare l'uva". > Immagina di essere una donna. Per sbrigare le tue commissioni giri con una Limousine, guidata da un autista indiano o dello Sri Lanka, e senti l'odore dei suoi vestiti che intravedi tra i sedili della macchina. Oppure puoi aspettare che tuo fratello minore ti accompagni a lavoro. Potresti anche chiedere a qualcuno di insegnarti a guidare la tua auto, ti eserciti a tue spese e ti impegni per mesi a imparare le strade fino all'esasperazione, finché non ti rendi conto che non ti è permesso guidare. > > > Immagina di essere una donna. Nel ventunesimo secolo, vedi le fatwe emesse da alcuni giuristi islamici contemporanei sulle regole per prendere le donne dei nemici di guerra, fatti prigionieri, e avere rapporti sessuali con loro. Poi scopri altre fatwe di altri giuristi su come prendere queste donne anche in tempo di pace e non sai più a quale donna del nemico si riferisca. > Immagina di essere una donna che scrive su un giornale. Ogniqualvolta tratti le preoccupazioni femminili - le vostre vicissitudini, le vostre carenze, le vostre battaglie, le vostre condanne e i vostri processi - dicono di te: "Lasciatela perdere, tutto ciò che racconta sono solo discorsi da donne!" FONTE: Badriya al-Bishr Asharq al-Awsat (quotidiano indipendente con base a Londra, di proprietà saudita) 09/10/2005 (Badriya al-Bishr è docente di scienze sociali all'Università King Saud in Arabia Saudita)
postato da: elektraNatchios alle ore 16:59 | link | commenti (16) | commenti (16) (popup) |
categorie: donne, religioni, islam, studi sociali
mercoledì, 26 ottobre 2005

CENTAURE IRANIANE

Da Kataweb motori:

 

Le donne iraniane potrebbero avere l'autorizzazione di mettersi alla guida di motociclette, dopo un divieto durato 26 anni. Questa, almeno, l'assicurazione di un alto ufficiale di polizia, con un annuncio riportato dalla stampa iraniana per la cui effettiva applicazione, come in molti altri casi, bisognerà attendere ulteriori conferme.
Secondo il responsabile, Mohsen Ansari, "non è un delitto per le donne andare in moto". Quindi, "possono, come gli uomini, fare un esame per ottenere la patente e guidare la moto, nel rispetto dei valori islamici". Cioè osservando le regole dell'abbigliamento, che le vuole coperte interamente da capo a piedi, e più in generale cercando di non attirare troppo l'attenzione degli uomini.


Già tre anni fa, tuttavia, un'azienda iraniana produttrice di moto, la “Bana”, era stata convinta a cancellare un corso di guida per donne alla quale si erano iscritte ben 4.000 aspiranti centaure in una sola settimana. I dubbi quindi restano, considerato anche il fatto che in Iran sono spesso le consuetudini, e non la legge scritta, a mettere il freno a iniziative simili, al quale le giovani della Repubblica islamica rispondono normalmente con grande entusiasmo.

Testimonianza di questo entusiasmo - e di una notevole voglia di sfidare divieti e convenzioni - era stata nel 2003 l'avventura di due ragazze che, per farsi un giro su una moto prestata da un amico, si erano travestite da maschi. L'epilogo non era stato dei più trionfali. Due coetanei maschi che si erano accorti del travestimento, le avevano sfidate in una gara di velocità e abilità e le due giovani donne erano cadute, per vedersi poi arrestare dalla polizia.

Incidenti di questo genere non hanno impedito alle ragazze di spingere sempre più in là il limite dei divertimenti e degli sport consentiti negli ultimi anni, oltre che dei mestieri un tempo riservati ai soli uomini. Sono decine quelle che partecipano ai rally automobilistici, mentre negli ultimi tempi si sono moltiplicati i taxi collettivi riservati al solo sesso femminile e guidati da donne. Così come qualche donna ha preso servizio come conducente di autobus.

Una battaglia quasi leggendaria fu poi quella combattuta a metà degli anni '90 da Faezeh Hashemi, presidente della Federazione sportiva femminile e figlia dell'ex presidente pragmatico Akbar Hashemi Rafsanjani, perchè fosse garantito alle ragazze il diritto di andare in bicicletta. Alcuni gruppi integralisti arrivarono ad aggredire fisicamente giovani donne sulle due ruote in un parco di Teheran, e ad insultare la stessa Faezeh.
Oggi l'uso della bicicletta è consentito alle ragazze, che però se ne servono praticamente solo in qualche parco con piste ciclabili, come del resto gli uomini. Al pericolo di incontrare qualche fondamentalista difensore della moralità islamica, infatti, si aggiunge quello ancora più concreto di fare una brutta fine nel traffico caotico e indisciplinato di Teheran, su strade segnate da buche profonde.

 

La mia più sincera solidarietà a tutte le temerarie che avranno il coraggio di sfidare gli ayatollah e di salire in sella, anche se mi devono spiegare come fai ad andare in moto con la gonnellone lunga fino ai piedi!!

 

postato da: elektraNatchios alle ore 09:24 | link | commenti (9) | commenti (9) (popup) |
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lunedì, 24 ottobre 2005

PERCHE' GLI ZINGARI HANNO LE MACCHINE BELLE?

E alla fine ho ceduto al flame! Chiedo perdono, ma proprio non potevo non volgere a tutti voi questa domanda, che mi è sorta spontanea ieri mentre percorrevo una strada di periferia e buttavo l'occhio dentro un accampamento di nomadi. Oh, avessi visto una vecchia panda come quella che ha il mio vicino, lui professore alle superiori alla soglia della pensione, lei infermiera. O un'alfa rumorosa e starlancata cme quella che aveva mio zio, agricoltore dalla notte dei tempi. No, c'erano solo golf pulitissime, polo scintillanti, perfino una A3 che sembrava appena uscita dal concessionario. Perchè? domanda ingenua? domanda razzista? domanda provocatoria? Però lo vorrei sapere come fa a pagare, assicurare, bollare (ehm ehm..saranno certamente in regola per la circolazione quelle macchine vero....?) e munire di gancio per il traino della roulotte (che lo so io quanto ci si lascia al mecca per metter su il gancio!)...come fa chi professa di avere come filosofia di vita quella del non-lavoro, chi sfrutta i suoi bambini per chiedere l'elemosina, chi costringe le sue bambine a divenire spose-bambine, chi tiene i minori lontani dalle scuole, ecc ecc...?? Grazie
postato da: elektraNatchios alle ore 18:38 | link | commenti (26) | commenti (26) (popup) |
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DANNAZIONE LO SO!!!

...Che no s to pubblicando post da parecchi giorni, ma non riesco a trovare niente che mi sembri abbastanza interessante da dire, senza scadere nella polemica più faziosa o nel flame puro e semplice. Già mi concedo estremismi quando commento i blog altrui, vorrrei che il mio fose più ponderato, più...bah, elegante? non so, so solo che ora come ora non ho niente da scriverci su! Un saluto a tutti gli amici, che tanto di volta in volta vado ad importunare sui rispettivi blog!! ciauz
postato da: elektraNatchios alle ore 18:11 | link | commenti (4) | commenti (4) (popup) |
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mercoledì, 05 ottobre 2005

Salvare i cani esca, appello sulla Rete - 27 set 05

www.animalieanimali.it
info@animalieanimali.it

(Sui giornali)

 La Repubblica-Affari&Finanza

Nell'Isola di Reunion in Africa.
 

Un cane vivo intrappolato ad un amo appeso ad una lenza, trasformata in trappola mortale. E’ questa una delle raccapriccianti immagini del video che ha fatto il giro del mondo attraverso la Rete, scioccando animalisti e non. Nell’isola di Reunion, una triste tradizione vede impiegare il migliore amico dell’uomo nella pesca allo squalo. L’animale viene infilzato per il muso ad enormi ganci acuminati e gettato in mare ad attendere la morte tra indicibili sofferenze.
Per porre fine a questa inutile crudeltà, a causa della quale sono a rischio circa 150.000 randagi, l’associazione francese 30 Millions d’Amis ha lanciato una petizione on line. Lo scopo è quello di protestare e spingere il governo di Reunion a vietare la pratica. Per aderire all’iniziativa, basta recarsi all’url www.30millionsdamis.fr
(Francesca Tarissi)
href="http://www.repubblica.it/" target=_blank>

La Repubblica-Affari&Finanza

postato da: elektraNatchios alle ore 09:41 | link | commenti (31) | commenti (31) (popup) |
categorie: maltrattamenti sugli animali
sabato, 01 ottobre 2005

La nefanda mano dell'occidente...

Riprende, dopo l'estate, il tanto atteso serial: "Il Satana Occidentale (Amerikano, per lo più), e la disgregazione della società civile"...

La rivolta delle donne curde: cacciamo di casa i mariti violenti
La libertà costa e i mariti di Suleimaniya, fiorente capitale del territori nord orientali del Kurdistan iracheno, incominciano a scoprirlo. Chiedetelo a Said, Abdullah, Rostem e a decine d'altri padri di famiglia ritrovatisi a far la vita da barboni, senza più nemmeno una casa. Loro ne sanno qualcosa. Ai tempi di Saddam c'era tanta paura, ma anche qualche certezza. Tra le mura di casa donne e figli obbedivano sempre, mariti e padri non dovevano spiegazioni a chicchessia e a buttarti fuori di casa potevano arrivare solo i gendarmi del raìs.
Oggi le donne curde hanno incominciato a guadagnare. E anche a pretendere. Così a tirarti un calcio nel sedere e a buttarti fuori di casa sono mogli e figlie. Lo sanno bene Said, Abdullah, Rostem e la piccola schiera di ex mariti senzatetto con cui dividono i giardinetti e i piazzali delle moschee. «Che Dio abbia pietà degli uomini con una cattiva moglie», ripete sempre Rostem Hama Murad. In quella preghiera c'è soprattutto una supplica per se stesso.  A sessant'anni e passa gli son rimaste solo le diagnosi di diabete e ipertensione assieme ad un mosaico di ricette per medicine che non si può più permettere.
Le tiene allineate davanti al giaciglio di cartone. Sono il tatzebao della sua disperazione. «A mettermi sulla strada è stata la mia cattiva moglie, quando ha scoperto che ero malato e non potevo più guadagnare mi ha buttato fuori di casa». Al 56enne Said Muhammad, due cartoni più in là, è andata anche peggio. Lui ha subito la rivolta di consorte e figli. Una coalizione che alla fine l'ha sconfitto e ridotto sul lastrico. «E chi se lo sarebbe mai aspettato – borbotta – un tempo non mi mancava niente, quand'ero giovane moglie e figli mi rispettavano, oggi l'unico che mi vuol bene è il mio ultimo figlio. Ha sedici anni ed è stato l'unico a cercar di tenermi in casa, ma anche di lui mi è rimasta solo una foto».
A casa del signor Mohammed è tutta un'altra musica. «Ha avuto solo quello che si meritava – ripete la moglie spietata –, i tempi sono cambiati e io mi sono stufata di fargli da schiava... quand'ero giovane lui si faceva gli affari suoi e non mi portava un briciolo di rispetto, adesso è vecchio e pretende che gli faccia da schiava, ma perché dovrei farlo?».
La ventata di femminismo che anima la capitale curda è un po' il frutto del benessere e un po' la conseguenza dell'approccio liberale delle genti curde all'islamismo. Le moschee il venerdì sono piene, ma nelle strade veli e manti neri son molto meno diffusi che nelle città sunnite. E dopo la guerra le donne curde impiegate in uffici pubblici e compagnie private hanno scoperto, oltre al piacere di uscire, spendere e divertirsi, anche quello di liberarsi del marito.
Sergul Yousif, impiegata 45enne, non nasconde di essersi vendicata per i torti subiti 25 anni prima. «Mio marito quando era giovane aveva un sacco di soldi e gli piaceva divertirsi... ma senza di me. Se ne andava e non tornava a casa per un mese. Un giorno mi disse che andava a stare a Bagdad perché gli affari erano più facili. Io rimasi qui ad aspettarlo con i figli e lui si dimenticava perfino di mandarmi i soldi. A quel tempo non potevi cambiare le regole... ma oggi è diverso. Lui ormai è vecchio, s'è mangiato tutto e pretenderebbe di vivere con i miei soldi.Così l'ho mandato a quel paese e gli ho chiuso la porta in faccia».
E anche per chi non finisce sul marciapiede il nuovo potere femminile di Suleimaniya ha la sua gogna. Ne sa qualcosa Abdullah Maroof, 49 anni, rimasto solo e infelice nonostante i buoni affari del suo negozio di vestiti. «Prima mi ha buttato fuori e poi mi ha fatto il vuoto attorno mettendomi contro i figli e le loro famiglie. Certo mangio a pranzo e cena, ho trovato un nuovo appartamento, ma la mia casa è vuota. Lei mi ha distrutto la vita e mi ha fatto il vuoto attorno.Sono un uomo senza più nessuno. Lei ha cancellato la mia vita».
Gian Micalessin

postato da: squitto alle ore 21:04 | link | commenti (34) | commenti (34) (popup) |
categorie: donne, avvenimenti, religioni, islam, considerazioni sociali, studi sociali