"ANCHE UN VIAGGIO DI 10.000 MIGLIA INIZIA DA UN PASSO" Lao Tze
Ieri sera ne L'infedele, si confrontavano alcuni giornalisti ed opinionisti di varie provenienze, sulla questione delle vignette.
Ne ho visto solo l'ultima parte, di ritorno da una dura serata in palestra.
Mi ha particolarmente colpito la frase del presidente dell'associazione culturale islamica di Milano, di cui, mi scuso,ma non ricordo il nome.
Si stava discutendo dei diversi concetti di libertà di espressione e degli eventuali limiti che questa dovesse avere per non sfociare in offese gratuite.
Nel momento in cui Lerner gli ha chiesto cosa ne pensasse dei due giornalisti incarcerati in Giordania per aver pubblicato le famose vignette su Maometto, lui ha risposto "Ecco, appunto, vedete?Nei paesi mussulmani lo stato ha il potere di intervenire in questo tipo di situazioni e si risolve tutto in fretta: se una cosa non si può pubblicare perchè è offensiva per la religione ed un giornalista la pubblica comunque, lo stato lo arresta."
Lerner era esterrefatto: aveva posto la domanda con evidente tono provocatorio per evidenziare l'incongruenza delle opinioni dell'intervenuto, che sosteneva che in realtà nessuno chiedeva che si sopprimesse la libertà di stampa. Si sarebbe aspettato un minimo di condanna per la sorte subita dai due giornalisti giordani, un tentativo di giustificare o spiegare la cosa, e non certo una così smaccata approvazione della repressione, come se fosse una cosa perfettamente normale: tu parli contro la religione e lo stato ti arresta!
E' esploso con un "evviva la Danimarca allora, me lo lasci dire!".
E l'altro rideva...."è che voi non capite la psicologia dei mussulmani ed i mussulmani non capiscono come mai lo stato danese non abbia subito risolto la cosa!"
Eh si, mi sa che davvero non ancora non capiamo la psicologia dei mussulmani!!
Riprende, dopo l'estate, il tanto atteso serial: "Il Satana Occidentale (Amerikano, per lo più), e la disgregazione della società civile"...
La rivolta delle donne curde: cacciamo di casa i mariti violenti
La libertà costa e i mariti di Suleimaniya, fiorente capitale del territori nord orientali del Kurdistan iracheno, incominciano a scoprirlo. Chiedetelo a Said, Abdullah, Rostem e a decine d'altri padri di famiglia ritrovatisi a far la vita da barboni, senza più nemmeno una casa. Loro ne sanno qualcosa. Ai tempi di Saddam c'era tanta paura, ma anche qualche certezza. Tra le mura di casa donne e figli obbedivano sempre, mariti e padri non dovevano spiegazioni a chicchessia e a buttarti fuori di casa potevano arrivare solo i gendarmi del raìs.
Oggi le donne curde hanno incominciato a guadagnare. E anche a pretendere. Così a tirarti un calcio nel sedere e a buttarti fuori di casa sono mogli e figlie. Lo sanno bene Said, Abdullah, Rostem e la piccola schiera di ex mariti senzatetto con cui dividono i giardinetti e i piazzali delle moschee. «Che Dio abbia pietà degli uomini con una cattiva moglie», ripete sempre Rostem Hama Murad. In quella preghiera c'è soprattutto una supplica per se stesso. A sessant'anni e passa gli son rimaste solo le diagnosi di diabete e ipertensione assieme ad un mosaico di ricette per medicine che non si può più permettere.
Le tiene allineate davanti al giaciglio di cartone. Sono il tatzebao della sua disperazione. «A mettermi sulla strada è stata la mia cattiva moglie, quando ha scoperto che ero malato e non potevo più guadagnare mi ha buttato fuori di casa». Al 56enne Said Muhammad, due cartoni più in là, è andata anche peggio. Lui ha subito la rivolta di consorte e figli. Una coalizione che alla fine l'ha sconfitto e ridotto sul lastrico. «E chi se lo sarebbe mai aspettato – borbotta – un tempo non mi mancava niente, quand'ero giovane moglie e figli mi rispettavano, oggi l'unico che mi vuol bene è il mio ultimo figlio. Ha sedici anni ed è stato l'unico a cercar di tenermi in casa, ma anche di lui mi è rimasta solo una foto».
A casa del signor Mohammed è tutta un'altra musica. «Ha avuto solo quello che si meritava – ripete la moglie spietata –, i tempi sono cambiati e io mi sono stufata di fargli da schiava... quand'ero giovane lui si faceva gli affari suoi e non mi portava un briciolo di rispetto, adesso è vecchio e pretende che gli faccia da schiava, ma perché dovrei farlo?».
La ventata di femminismo che anima la capitale curda è un po' il frutto del benessere e un po' la conseguenza dell'approccio liberale delle genti curde all'islamismo. Le moschee il venerdì sono piene, ma nelle strade veli e manti neri son molto meno diffusi che nelle città sunnite. E dopo la guerra le donne curde impiegate in uffici pubblici e compagnie private hanno scoperto, oltre al piacere di uscire, spendere e divertirsi, anche quello di liberarsi del marito.
Sergul Yousif, impiegata 45enne, non nasconde di essersi vendicata per i torti subiti 25 anni prima. «Mio marito quando era giovane aveva un sacco di soldi e gli piaceva divertirsi... ma senza di me. Se ne andava e non tornava a casa per un mese. Un giorno mi disse che andava a stare a Bagdad perché gli affari erano più facili. Io rimasi qui ad aspettarlo con i figli e lui si dimenticava perfino di mandarmi i soldi. A quel tempo non potevi cambiare le regole... ma oggi è diverso. Lui ormai è vecchio, s'è mangiato tutto e pretenderebbe di vivere con i miei soldi.Così l'ho mandato a quel paese e gli ho chiuso la porta in faccia».
E anche per chi non finisce sul marciapiede il nuovo potere femminile di Suleimaniya ha la sua gogna. Ne sa qualcosa Abdullah Maroof, 49 anni, rimasto solo e infelice nonostante i buoni affari del suo negozio di vestiti. «Prima mi ha buttato fuori e poi mi ha fatto il vuoto attorno mettendomi contro i figli e le loro famiglie. Certo mangio a pranzo e cena, ho trovato un nuovo appartamento, ma la mia casa è vuota. Lei mi ha distrutto la vita e mi ha fatto il vuoto attorno.Sono un uomo senza più nessuno. Lei ha cancellato la mia vita».
Gian Micalessin
DIBATTITO NATO SU UN ALTRO POST, IN CUI L'AMICO BRUCE CI CHIEDEVA DI DIMOSTRARE LA NOSTRA AFFERMAZIONE CHE LA CHIESA INTERVIENE ED E' INTERVENUTA NELLA VITA POLITICA ITALIANA.
QUESTI SONO GLI ESEMPI CHE MI SONO VENUTI IN MENTE. SE NE AVETE ALTRI METTETELI NEI COMMENTI, COSI' POI MAGARI LI INTEGRO NEL POST!!
GRAZIE
1) il divorzio (dovettero lottare a lungo per quella legge.in fondo solo un cattolico può considerare il matrimonio come insolubile perchè fatto davanti a dio. quello era un tentativo bello e buono di imporre la morale cattolica a tutti);
2) L'aborto(idem come sopra. emeriti scienziati sostengono che la vita inizia con la nascita, mentre i cattolici dicono che l'anima entra nel corpo dal concepimento, ma chi nell'anima nn ci crede?? vi pare giusto che nn possa abortire?)
3) il matrimonio tra gay (per i cattolici bisogna impedirlo, anche quello civile, solo per motivi di etica religiosa, ovviamente nn condivisa da tutti)
4) la ricerca sulle staminali, stesso discorso dell'aborto: per la gran parte dei laici le cellule staminali non sono una vita, quindi la ricerca che le utilizza non è affatto un crimine contro di essa
Al momento non mi viene in mente altro e non ho molto tempo per proseguire.
A voi la parola!
AVETE VISTO IL VIDEO DA LISISTRATA?
MIODDIO...DIO DOVE SEI? POSSIBILE CHE SEI STATO CAPACE DI PROVOCARE UN DILUVIO UNIVERSALE PER I PECCATI DEI NOSTRI AVI, O UN MASSACRO DI DUE CITTA' PER "ATTI OSCENI", E ORA NON FAI NULLA?
QUELLI NON SONO UOMINI. QUELLA NON E' UNA CULTURA.
Inizio da questa frase del povero Carlino per fare una considerazione su alcune iòòagini e notizie che ho visto questa mattina su Rai24News.
Si parte dal Pakistan: scena di donne incappucciate all'inverosimile e di ragazzini che urlavano slogan religiosi, mentre lo speaker racontava dei blitz della polizia alla ricerca del quinto attentatore di Londra, verosimilmente catturato. Hanno intervistato una di queste donne: si lamentava dei metodi della polizia che aveva fatto irruzione nella notte in un centro di preghiera. Ma quello che mi ha colpito della donna è un particolare stupido e insignificante: questa figlia di Allah aveva gli occhiali, ma il burqa era talmente invedente sulla sua faccia che le stanghette erano sospese in un punto non definibile e non certamente corrispondente alle orecchie. Le lenti erano tutte storte e io spero vivamente che per la malcapitata quegli occhiali fossero solo un vezzo estetico, perchè se dovevano avere una qualche funzione pratica o curativa, di certo stavano miseramente fallendo il loro scopo di esistenza!!! E la mente mi è andata alla testimonianza di un'altra donna mussulmana che raccontava di come durante le visite ginecologiche esse debbano essere visitate da vestite, le loro parti intime mai esposte all'analisi dei medici.
Altra scena. New York, manifestazione di ebrei americani contro il ritiro dalla striscia di Gaza. Intervistano un rabbino. Egli sostiene con una convinzione degna di ammirazione che sulla Bibbia c'è scritto che quella terra è la loro, che Dio stesso gliel'ha assegnata e che quindi Sharon non deve cederne nemmeno un pollice perchè non si può andare contro il volere di Dio. E gli stessi israeliani devono continuare a combattere perchè non è loro diritto contravvenire alle istruzioni di Dio. Come si può obiettare una qualunque cosa a chi sostiene con tanta serafica determinazione una cosa del genere? Come ci si può ragionare? Subito dopo hanno dato la parola ad un altro uomo, che ha raccontato la sua esperienza nei campi di sterminio: mandare via i coloni israeliani da quelle terre è un atto "ateo e bolscevico" ha detto lui, nessuno può fare questo.
Poco dopo incontro la notizia del parroco del paesino vicino a Catanzaro che non ha celebrato l'eucarestia durante le esequie funebri di una donna, colpevole di aver convissuto.
Forse io non sono un'illuminata, una di quelle persone fortunate che sono state prescelte dai piani superiori per avere delle pachidermiche certezze, forse il mio animo non è abbastanza puro per comprendere quale immenso dono vado sprecando giorno dopo giorno.
Però io non capisco. Perdonatemi, non capisco come un essere umano che ha infinite possibilità di essere felice e di rendere felice chi lo circonda, di migliorare il mondo, possa invece scegliere di opprimere se stesso e i suoi simili racchiudendosi in un guscio di fanatismo e di privazioni assurde.
Non capisco come la paura della suprema falciatrice, della fine di ogni cosa, possa spingerci ad anticipare su questa terra le sofferenze che nemmeno nel più atroce degli inferni del più sadico degli Dei, potrebbero essere imposte al più perverso dei peccatori.
Ma forse sono io che sono limitata.