"ANCHE UN VIAGGIO DI 10.000 MIGLIA INIZIA DA UN PASSO" Lao Tze
Riprende, dopo l'estate, il tanto atteso serial: "Il Satana Occidentale (Amerikano, per lo più), e la disgregazione della società civile"...
La rivolta delle donne curde: cacciamo di casa i mariti violenti
La libertà costa e i mariti di Suleimaniya, fiorente capitale del territori nord orientali del Kurdistan iracheno, incominciano a scoprirlo. Chiedetelo a Said, Abdullah, Rostem e a decine d'altri padri di famiglia ritrovatisi a far la vita da barboni, senza più nemmeno una casa. Loro ne sanno qualcosa. Ai tempi di Saddam c'era tanta paura, ma anche qualche certezza. Tra le mura di casa donne e figli obbedivano sempre, mariti e padri non dovevano spiegazioni a chicchessia e a buttarti fuori di casa potevano arrivare solo i gendarmi del raìs.
Oggi le donne curde hanno incominciato a guadagnare. E anche a pretendere. Così a tirarti un calcio nel sedere e a buttarti fuori di casa sono mogli e figlie. Lo sanno bene Said, Abdullah, Rostem e la piccola schiera di ex mariti senzatetto con cui dividono i giardinetti e i piazzali delle moschee. «Che Dio abbia pietà degli uomini con una cattiva moglie», ripete sempre Rostem Hama Murad. In quella preghiera c'è soprattutto una supplica per se stesso. A sessant'anni e passa gli son rimaste solo le diagnosi di diabete e ipertensione assieme ad un mosaico di ricette per medicine che non si può più permettere.
Le tiene allineate davanti al giaciglio di cartone. Sono il tatzebao della sua disperazione. «A mettermi sulla strada è stata la mia cattiva moglie, quando ha scoperto che ero malato e non potevo più guadagnare mi ha buttato fuori di casa». Al 56enne Said Muhammad, due cartoni più in là, è andata anche peggio. Lui ha subito la rivolta di consorte e figli. Una coalizione che alla fine l'ha sconfitto e ridotto sul lastrico. «E chi se lo sarebbe mai aspettato – borbotta – un tempo non mi mancava niente, quand'ero giovane moglie e figli mi rispettavano, oggi l'unico che mi vuol bene è il mio ultimo figlio. Ha sedici anni ed è stato l'unico a cercar di tenermi in casa, ma anche di lui mi è rimasta solo una foto».
A casa del signor Mohammed è tutta un'altra musica. «Ha avuto solo quello che si meritava – ripete la moglie spietata –, i tempi sono cambiati e io mi sono stufata di fargli da schiava... quand'ero giovane lui si faceva gli affari suoi e non mi portava un briciolo di rispetto, adesso è vecchio e pretende che gli faccia da schiava, ma perché dovrei farlo?».
La ventata di femminismo che anima la capitale curda è un po' il frutto del benessere e un po' la conseguenza dell'approccio liberale delle genti curde all'islamismo. Le moschee il venerdì sono piene, ma nelle strade veli e manti neri son molto meno diffusi che nelle città sunnite. E dopo la guerra le donne curde impiegate in uffici pubblici e compagnie private hanno scoperto, oltre al piacere di uscire, spendere e divertirsi, anche quello di liberarsi del marito.
Sergul Yousif, impiegata 45enne, non nasconde di essersi vendicata per i torti subiti 25 anni prima. «Mio marito quando era giovane aveva un sacco di soldi e gli piaceva divertirsi... ma senza di me. Se ne andava e non tornava a casa per un mese. Un giorno mi disse che andava a stare a Bagdad perché gli affari erano più facili. Io rimasi qui ad aspettarlo con i figli e lui si dimenticava perfino di mandarmi i soldi. A quel tempo non potevi cambiare le regole... ma oggi è diverso. Lui ormai è vecchio, s'è mangiato tutto e pretenderebbe di vivere con i miei soldi.Così l'ho mandato a quel paese e gli ho chiuso la porta in faccia».
E anche per chi non finisce sul marciapiede il nuovo potere femminile di Suleimaniya ha la sua gogna. Ne sa qualcosa Abdullah Maroof, 49 anni, rimasto solo e infelice nonostante i buoni affari del suo negozio di vestiti. «Prima mi ha buttato fuori e poi mi ha fatto il vuoto attorno mettendomi contro i figli e le loro famiglie. Certo mangio a pranzo e cena, ho trovato un nuovo appartamento, ma la mia casa è vuota. Lei mi ha distrutto la vita e mi ha fatto il vuoto attorno.Sono un uomo senza più nessuno. Lei ha cancellato la mia vita».
Gian Micalessin
Lo rivela il rapporto di Nessuno Tocchi Caino, presentato oggi a Roma. La pena di morte in trend discendente nel mondo
Sono 58 i paesi del mondo in cui e' ancora in vigore la pena di morte ma, nel 2004, solo 25 di questi hanno effettuato esecuzioni. E' quanto emerge dall'annuale rapporto di 'Nessuno Tocchi Caino' su ''La Pena di Morte nel mondo'', presentato oggi a Roma, che evidenzia come, anche quest'anno, si confermi ''la positiva evoluzione verso l'abolizione della pena di morte in atto nel mondo da almeno dieci anni''.
I paesi o i territori che hanno deciso di abolirla per legge o in pratica, rileva il rapporto, sono oggi 138. Di questi, i paesi totalmente abolizionisti sono 86; 11 quelli che l'hanno abolita per crimini ordinari. Un paese, la Russia, in quanto membro del Consiglio d'Europa e' impegnato ad abolirla e, nel frattempo, attua una moratoria delle esecuzioni mentre cinque sono i paesi che hanno introdotto una moratoria delle esecuzioni. E ancora, sono 35 i paesi abolizionisti di fatto, che non eseguono cioe' sentenze capitali da oltre dieci anni. Dall'inizio del 2004, tre paesi sono passati dal fronte dei mantenitori a quello a vario titolo abolizionista, mentre altri 5 hanno fatto ulteriori passi in avanti all'interno dello stesso fronte abolizionista.
La tendenza a un abbandono della pena di morte trova conferma, oltre che nella diminuzione dei paesi in cui e' ancora in vigore (58 contro i 61 del 2003 e i 64 del 2002), anche nel fatto che diminuisce ogni anno anche il numero dei paesi in cui viene effettivamente praticata.
Nel 2004, infatti, solo 25 di questi paesi hanno effettuato esecuzioni, a fronte dei 30 del 2003 e dei 34 nel 2002. Di conseguenza, e' diminuito anche il numero delle esecuzioni nel mondo. Nel 2004 sono state almeno 5.476, a fronte delle almeno 5.607 del 2003. Ancora una volta, l'Asia si e' confermata essere il continente dove si pratica la quasi totalita' della pena di morte nel mondo.
Se contiamo che in Cina vi sono state almeno 5.000 esecuzioni, il dato complessivo del 2004 corrisponde ad almeno 5.403 esecuzioni, in diminuzione comunque rispetto al 2003, quando ne erano state registrate almeno 5.482.
Le Americhe sarebbero un continente praticamente libero dalla pena di morte, se non fosse per le 59 persone giustiziate negli Stati Uniti, l'unico paese del continente che ha compiuto esecuzioni nel 2004, anche se in calo rispetto agli anni precedenti (erano state 65 nel 2003 e 71 nel 2002).
In Africa la pena di morte e' caduta ormai in disuso: nel 2004 e' stata eseguita in soli tre paesi, Egitto, Sudan e Somalia, dove sono state registrate almeno 9 esecuzioni contro le 56 del 2003 e le 63 del 2002 effettuate in tutto il continente. In Europa vi e' una sola macchia che deturpa l'immagine di continente totalmente libero dalla pena di morte: la Bielorussia che nel 2004 ha effettuato almeno 5 esecuzioni.
Dei 58 paesi in cui la pena di morte e' ancora in vigore, denuncia il Rapporto di 'Nessuno Tocchi Caino', 44 sono paesi dittatoriali, autoritari o illiberali. In questi paesi, nel 2004, sono state compiute almeno 5.411 esecuzioni, pari al 98,8% del totale mondiale. Un paese solo, la Cina, ne ha effettuate almeno 5.000, circa il 91,3% del totale mondiale; l'Iran ne ha effettuate almeno 197; il Vietnam almeno 82; nella Corea del Nord, il numero e' imprecisato, ma siamo nell'ordine di parecchie decine; l'Arabia Saudita almeno 38; il Pakistan almeno 29; il Bangladesh almeno 12; il Kuwait almeno 9; l'Egitto almeno 6.
Molti di questi paesi, rileva pero' il rapporto, non forniscono statistiche ufficiali sulla pratica della pena di morte, per cui il numero delle esecuzioni potrebbe essere molto piu' alto. A ben vedere, in questi paesi, la soluzione definitiva del problema, piu' che alla lotta contro la pena di morte, attiene alla lotta per la democrazia, l'affermazione dello stato di diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle liberta' civili. Sul terribile 'podio' dei primi tre paesi che nel 2004 hanno compiuto piu' esecuzioni nel mondo figurano tre paesi autoritari: la Cina, l'Iran e il Vietnam.